Ieri notte pensavo ad un po’ di cose, perché di dormire ormai non se ne parla proprio. E cercavo di pensare a cose non brutte, ma soprattutto utili. Pensavo al blog che non aggiorno da mesi, al fatto che forse è troppo serioso, pensavo alla musica che ascolto e a come mi vede la gente in generale. Che potrebbero sembrare tutte cose alquanto scollegate tra loro, mi rendo conto, ma invece no. Premetto che la mia cultura musicale ha raggiunto livelli decenti in questo ultimo decennio, indicativamente tra i 24 e i 34 anni. Dai 20 ai 24 ho dovuto risalire la china, ed è stata durissima. Prima dei 20 anni ho quasi paura a confessare che cosa ascoltavo. Che poi “ascoltavo” si fa per dire, nel senso che quella roba lì era più che altro un vago rumore che non mi interessava realmente, e per fortuna direi. La luce la vidi a dieci anni, come già raccontai agli esordi del blog, ma poi restai nel buio del “brodo primordiale di MTV” (INQUI DOCET) non so perché e non so per quanto, passando attraverso orribili crisi adolescenziali in cui il pattume di certa musica italiana e poppettara nonché disco, in cui il meglio era rappresentato da Ligabao, (e quindi immaginatevi il resto), mi stava seppellendo viva. Con disgusto e raccapriccio ricordo che nel 1990, quando andai ad un suo concerto per la prima volta (giacchè ne vidi almeno altri tre dopo) lo trovai pure un gran figo, pensai che faceva bella roba (dio del rock se esisti perdonami) senza che MAI mi abbia sfiorato l’idea che il rocker (si vabbè) di Correggio era nient’altro che l’emule sfigato di quello che poi tornerà ad essere il faro che mi condurrà fuori dal tunnel, e che mi salverà la vita in generale, più e più volte. Insomma, tutto ciò mi stava trascinando definitivamente e inesorabilmente verso il baratro. Credo anche che riuscii ad arrivare a toccarlo ben bene, sto baratro. Ed è verissimo quello che si dice in proposito, che quando tocchi il fondo poi puoi soltanto risalire, ed in effetti così fu. Ma comunque questo è un altro discorso, che non mi sento ancora di affrontare. O forse è giunto il momento? Mi fa troppo male, mi sembra di parlare di un alieno che si è temporaneamente impossessato della mia persona. Però mi piace pensare che probabilmente se sono riuscita a uscirne con una certa dignità significa che la mia anima in realtà aspettava soltanto di ascoltare qualcuno o qualcosa che finalmente le parlasse, la capisse, che la riconoscesse fra i dannati del girone infernale di Ligabao e simili e la traesse finalmente in salvo. In fondo l’adolescenza è un periodaccio di confusione assoluta, segui la mischia, vuoi farti accettare dal gruppo, e se per esempio finisci in un gruppo di ragazze che ascoltano Masini e quelle ragazze in fondo ti stanno pure simpatiche e sono le tue amiche e insieme siete forti e vi divertite un sacco, beh allora dai può capitare che il primo concerto della tua vita sia in effetti un concerto di quell’uomo lì che ho nominato primo il cui nome non riesco più a scriverlo una seconda volta su questo blog che si chiama Jersey Girl. Sì. E’ così per davvero. Capisco l’orrore che suscita un outing del genere, pensate a me che devo anche conviverci con questo ricordo ripugnante e farmene una ragione. Queste poveracce mi avevano anche regalato una fascetta con scritto ***** (no, non ci riesco, ma si può tristemente immaginare), ma io ve lo giuro che non l’ho MAI messa. E per questo mi hanno schifata l’intero concerto. Che peraltro mi aveva fatto veramente, ma veramente cacare. Hanno cominciato a sospettare che io non fossi proprio come loro quando mi sono rifiutata, con un secco e deciso NO! QUESTO QUI PROPRIO NO! di andare a sentire al teatro Ariston di Sanremo nientepopodimeno che Luca Barbarossa. Perché in fondo a tutto c’è un limite, anche alla mia imbecillità adolescenziale. Una di queste cervellute mi ha tenuto il muso per diversi giorni, a causa delle mie esternazioni di disgusto nei confronti di quest’altro innominabile. La ribellione finalmente covava sotto la cenere. In questo momento penso alla Inqui e alla sua lotta contro le compagne di classe che ascoltavano i Duran e che sbavavano sulle foto di Simon Le Bon e capisco perché lei è venuta su come è venuta mentre io ho sprecato anni importantissimi annaspando nella piccola bottega degli orrori musicali. Poi per fortuna sono venuti gli anni buoni, ritrovai la via di casa un giorno qualunque in un negozio di dischi qualunque in cui gironzolavo in cerca di ispirazione, come spesso faccio ancora adesso, e quel giorno lì acquistai il Greatest Hits del mio vecchio amore fanciullesco e allora la benedizione del dio del rock scese su di me e la mia vita cambiò, ma veramente e per sempre. Seguirono anni di corse forsennate a raccogliere sul mercato lecito e non tutto lo scibile umano riconducibile a Bruce, cd, vinili, libri, bootleg regalati da altri sull’onda della pietà e anche per il fatto che per fortuna gli springsteeniani godono tantissimo se possono diffondere il verbo duplicando e ragalando materiale ai principianti. Poi le corse a perdifiato sono continuate verso altri residenti dell’Olimpo del Rock, milioni spesi in cd, scoperte meravigliose, immenso gaudio e giubilo, e ancora non è finita perché quando il Rock si impossessa della tua anima c’è sempre qualcosa da imparare , da scoprire e che ti stupisce e questa per me è la gioia più grande. Comunque, seppure lunghissima questa era una premessa. Ora, io non mi aspetto che una coi miei orridi trascorsi possa essere convincente in quanto fruitrice di questo tipo di musica. Però francamente non capisco delle cose.
STORIA N. 1
Anni fa, quando intravidi la luce ma ancora arrancavo tra le pareti del tunnel (non è che ad uscirne uno impiega un attimo, ci vuole del sudore, e della fatica mica da poco), un bel giorno cedetti alle avances di un tipo che avevo conosciuto in discoteca. Ora, il mio processo di guarigione fu abbastanza violento all’inizio e quindi forse per rimuovere alcune nefandezze dalla mia memoria avevo cominciato a schifare con veemenza alcuni generi musicali, tra cui il neomelodico italiano capeggiato da Ramazzotti, Venditti, Pausini etc etc. Mi era montato su una specie di razzismo feroce nei confronti di chi ascoltava quella poltiglia. Capite, c’era un trauma da rimuovere, non potevo essere accondiscendente e tollerante, non ancora. Ebbene questo pover’uomo, carino ma mortalmente noioso, per cercare di aggiustare le cose che francamente si stavano davvero mettendo male per lui, cercò di creare un po’ di atmosfera in auto, durante il viaggio di ritorno. Il che è una mossa piuttosto rischiosa dopo tre ore di tedio assoluto , ma avrà pensato “O la va o la spacca”. “Dai, mettiamo un po’ di musica?” Annuisco. Poi prosegue: “Chi è il tuo cantante preferito?” “Ah no aspetta, vediamo se indovino” e mi guarda ammicante. Mette qualcosa nell’autoradio, parte una melodia sconosciuta e poi sento quell’inconfondibile timbro adenoidale. “Ramazzotti, è il mio preferito. Ti piace vero Ramazzotti?” Attimo di riflessione nonché di disgusto. “NO.” “Ah davvero? Di solito alle ragazze piace….” Di solito alle ragazze noiose e inutili che frequenti tu, forse. “NO, MI FA SCHIFO.” “Beh dai come schifo?” “SI SI PROPRIO SCHIFO, E ANCHE PARECCHIO”. Toglie mestamente e rapidamente la cassettina. Silenzio imbarazzato (suo) e sguardo fisso (mio) fino alla fine del tragitto. Lui per ovvi motivi, io perché non posso, non voglio, non riesco assolutamente a considerare l’idea di avere la faccia di una il cui cantante preferito è Ramazzotti.
STORIE VARIE N.2
Poi, durante gli anni di grazia, anche io ho affrontato le mie brave battaglie in difesa di Bruce e del rock, ho lottato contro chi pensava fosse solo quello di Born in the Usa, ho sguainato la spada contro chi voleva a tutti i costi vendermi Vasco come un grande artista e ottimo rocker (maddechè) anche nell’ultima versione che trovo di una banalità imbarazzante (io il Vasco degli esordi lo salvo), ho litigato con chi confondeva gli Who coi Led Zeppelin, contro chi pensava che il leader dei Clash fosse Joe Drummer (D-R-U-M-M-E-R) e chi pensava che i Pink Floyd fossero noiosi, insomma ho fatto tutte quelle cose buone e giuste che non puoi evitare proprio di fare, quando sei nel vortice di una passione tanto forte. Con la maturità sono diventata più tollerante e quindi oggi come oggi spesso lascio correre, tanto ormai io ho le mie certezze e so cosa mi può salvare dalla vita bastarda. La compassione verso questi poveri di spirito ha preso il sopravvento su certi sentimenti ostili, che comunque nutro ancora. Mi dispiace per loro, per quelli che non hanno mai percepito la vera bellezza in un assolo di chitarra, o che non hanno mai saputo cosa vuol dire sentirsi come se qualcuno spalancasse all’improvviso le porte della tua anima con un calcio violento.
STORIA N.3
Qualche mese fa approda nel mio ufficio una nuova collega, che starà con noi per un mese circa. Le viene affidata la postazione più sfigata, ovviamente, ma il pc che ha in dotazione invece è l’unico ad avere le casse funzionanti. Ed è il pc su cui io e la mia collega ascoltiamo abitualmente musica, nella fattispecie di Virgin Radio, sezione Rock Classic. Ammetto che è stata un po’ una mia imposizione: poichè sono una sottospecie di capo ufficio nel mio micro reparto ho fatto valere un la mia anzianità su questa cosa in fondo innocua . L’altra comunque ha sempre accettato di buon grado perché mi ha confessato che anche a lei piace il rock, per quanto so che non disdegna i Negramaro, e perciò lo dico con riserva. Ma comunque questa nuova collega dopo qualche giorno di Virgin Radio a nastro, mentre passano i Led Zeppelin mi fa “Ma quindi a te piace questa musica?” “Si mi piace molto, e più di tutti Bruce Springsteen”. Risata fragorosa. La guardo malevola e lei se ne accorge abbastanza. “No, scusami, rido perché io pensavo che fossi più tipo da MUSICA CLASSICA.” Cerco di domarmi. “Eh? E perché mai dovrei avere l’aspetto di una che ascolta Mozart??” “Così, non lo so, forse perché hai un aspetto raffinato, i colori delicati, il viso buono….” Ecco lì. Da Ramazzotti, dopo dieci anni di duro impegno, ora passo per una che ascolta Chopin. Che rispetto a Ramazzotti sono mille miliardi di passi in avanti, però dai…..perchè???
Da questi pensieri confusi ho tratto delle conclusioni, che fondamentalmente si possono riassumere in questo assioma : l’amante del rock ha un aspetto, fa delle cose, ha degli interessi che non c’entrano una mazza con i miei.
Qual è il problema? I miei tratti somatici? Dovrei essere una truzzona nera e tarchiata per essere credibile? Devo tacere il fatto che mi piace fare shopping e che ogni tanto mi abbandono alle frivolezze delle riviste femminili? Che poi io faccia shopping anche e soprattutto nei negozi di dischi e in libreria immagino non conti agli occhi del popolo, giudice supremo ma anche parecchio bue. Dovrei andare in giro sempre con lo scazzo alla risposta, lo spleen e la depressione post partum tutte insieme? Boh, comincio a pensare di essere uno strano guazzabuglio di robe incomprensibili ai più, o forse se uno passa l’adolescenza che ho passato io poi non può avere certe pretese. Certe tare, forse, rimangono per sempre. Forse, in fondo, è giusto e lecito che la mia edicolante mi guardi un po’ stranita quando compro il BUSCADERO insieme a TU STYLE.
Vabbè in fondo non mi interessa. Perchè queste due cose qui, questa mano e questa chitarra, sono le uniche al mondo che mi conoscono veramente, le uniche e sole responsabili della mia felicità di esistere, e a loro per fortuna non importa se ogni tanto mi rilasso con qualche frivolezza.
